Recensione. "Ermione" di Valentina Ferrari.

Bentrovati carissime e carissimi in questa nuova recensione.
Protagonista dell’odierna disamina - rammento l’uso improprio da me adottato della parola già citata - è "Ermione" di Valentina Ferrari. Da lettore che vanta una collezione sterminata di riscritture, contemporanee e non solo, del mito greco, non ho potuto ignorare l’urgenza trasmessa dalla pubblicazione di questo nuovo romanzo. Testo vibrante e maledettamente ambizioso.

Arriva Ermione, ancora salvifica
Il retelling si concentra su una figura pressoché marginale, poiché il dibattito creatosi attorno alla dinastia di Ermione colloca, e predilige, Elena al centro; la quale, nelle recenti pubblicazioni, è riuscita con la sua fama a oscurare anche gli altri volti di questa leggendaria famiglia lacedemone. Ed è proprio la centralità che Elena oggi ricopre all’interno delle nuove riscritture ad avermi spinto verso Ermione. Trattare una figura “fredda” ti allontana, in qualche modo, dal "formidabile" meccanismo di produzione e consumo inaugurato da altri mercati, dove l’amore per la scrittura e per le fonti classiche sollecita un numero ingente di autori a parlare degli stessi personaggi…
Dunque Ermione giunge in maniera inaspettata, pronta a offrire una visione inedita delle già note vicende mitologiche. Di conseguenza ha trovato, sin da subito, il mio favore.

Se fossero tutti così…
Il primo aspetto che emerge in maniera dirompente è la bellezza della penna: florida, ricca, minuziosa. L’autrice ci offre un testo in cui ogni descrizione merita di essere letta, ogni dialogo appare verosimile, ogni parola è pronta a rivelare i meccanismi interni dei personaggi. Di conseguenza, anche la caratterizzazione del singolo trae beneficio dalle scelte stilistiche adottate dalla Ferrari. I protagonisti dell’opera hanno una propria anima, e il lettore, per forza di cose, è costretto a forgiare un legame empatico con questi ultimi.
Nonostante la lettura del testo sia stata scandita in un arco temporale scabroso, quasi due mesi, non mi sono mai stancato delle pagine del romanzo. Anzi, continuavo a ripetermi: ah, se tutti i retelling fossero così... Sì, sono in aperto conflitto con le riscritture anglofone. 

Neottolemo. Un serio problema.
Per quanto molte idee, e le annesse variazioni apportate alle vicende - per i neofiti del mio profilo, sono dell’umilissima idea che una riscrittura del mito greco debba tendere in due direzioni, ovvero sia verso le fonti classiche che verso la reinterpretazione dell’autore - , siano state apprezzate, vi sono delle piccolezze che non mi hanno convinto del tutto.
Nello specifico, avrei preferito un maggiore approfondimento del personaggio di Neottolemo il quale mi è parso leggermente tipizzato rispetto alle altre figure maschili. Altre piccolezze riguardano la chiusa, tuttavia queste ultime, nella totalità del romanzo, non hanno un ascendente così impattante.

Conclusioni.
Non posso esprimermi come vorrei, le mie recensioni devono sempre essere prive di spoiler, dunque affermerò, in maniera del tutto anomala, che la gestione del personaggio di Elena, costante del testo, mi ha colpito.
Mi auguro che questo romanzo sia solo il primo di una lunga serie di retelling realizzati dall’autrice, la quale ha dimostrato, con un solo testo, di saper padroneggiare la materia trattata.

Trama:
Molti sostengono che la bellezza sia un dono. In pochi sanno che può anche essere una condanna. Ermione l'ha compreso fin troppo presto. Abbandonata dalla madre Elena, fuggita da Sparta per inseguire il suo sogno d'amore, e dal padre Menelao, partito per muovere guerra a Troia e riportare a casa la moglie, è cresciuta con due certezze: di non essere sufficientemente importante per i genitori e, soprattutto, di non essere, per tutti gli altri, che il pallido riflesso della avvenente Elena. Nessuno sembra vedere altro in Ermione. A nessuno sembra interessare chi sia veramente, o che cosa voglia davvero. Pedina di giochi di potere più grandi di lei, viene spedita dalla nonna Leda a Micene per suggellare l'alleanza di sangue tra la sua famiglia e quella dello zio Agamennone, l'uomo più temuto di Grecia. Se Sparta era, nonostante tutto, il suo rifugio, Micene diventerà la sua prova più importante, un viaggio di crescita e ribellione che la trasformerà profondamente. Qui, infatti, nonostante lo sguardo vigile e severo della zia Clitemnestra, grazie al cugino e promesso sposo Oreste, stimolante quanto irritante, Ermione inizierà a intravedere la possibilità di essere qualcosa di più e di diverso della figlia di Elena. Più della nipote di qualcuno, o della moglie di qualcun altro. Ma il destino delle donne di Grecia non si scrive con la libertà. E ogni scelta ha un prezzo. In "Ermione", Valentina Ferrari intreccia il fascino della mitologia classica con il battito travolgente di un cuore diviso tra dovere e desiderio. Un romanzo che dà finalmente voce e giustizia a una delle giovani donne dimenticate della mitologia, e che non potrà che essere amato anche da chi cerca un romance fatto di sguardi rubati, desideri inespressi e scelte impossibili.

27/10/25

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