Recensione. "Deidamia. Il regno dimenticato" di Alice Gallotti.
Bentrovati, carissimi e carissime, in questa nuova recensione.
Protagonista dell’odierna disamina - rammento l’uso improprio, da me adottato, della parola già citata - è "Deidamia. Il regno dimenticato", terza riscrittura del mito greco a opera di Alice Gallotti.
Un punto lontano nel mare
Il titolo dell'opera fa riferimento alla figura centrale del testo e al luogo che fa da sfondo al grosso delle vicende. Ci troviamo sull'isola di Sciro, una meta che appare sperduta, quindi distante dalla frenesia delle altre comunità greche. Il piccolo regno è amministrato dal re Licomede, la cui storia presenta una sola macchia scura provocata dalla morte dell'eroe ateniese Teseo. Tralasciando il precedente aspetto, il sovrano e la sua terra non presentano altre contaminazioni. Una vita placida, lenta e ciclica domina l'isola e i suoi abitanti. In tale contesto si afferma la voce di Deidamia, figlia del re, moglie di Achille e madre di Neottolemo.
L'arrivo di Achille
Con l'avvento di Achille, il mondo di Deidamia subisce il primo "attacco" proveniente dall'esterno. Presentato come Pirra, dunque celato sotto sembianze femminili, l'eroe greco rappresenta una novità "esotica" agli occhi della principessa, la quale non riesce a sottrarsi all'ascendente che Achille esercita sulla sua persona. Durante un giorno festivo dedicato, non a caso, a Dioniso Deidamia scopre l'apparente inganno di Achille. La rivelazione segna un punto di non ritorno: cadute le maschere, i due sono liberi di immolarsi a quell'amore che hanno, per tutto il tempo della loro amicizia, lambito. La presenza del figlio di Teti e Peleo, tuttavia, non trascina con sé una passione autentica, ma anche una vertigine di profezie e menzogne. La vita stessa di Deidamia, giunti a questo punto, sembrerebbe essere incatenata all'idea che Achille ha voluto lasciare di se stesso.
L'assenza di Achille, un tema caldo nel romanzo, si sublima con la nascita del figlio Pirro, meglio noto come Neottolemo. La presenza del bambino permette alla protagonista di forgiare un legame concreto con Teti e di riallacciare quei rapporti troncati dagli attimi posteriori alla partenza dell'amato compagno.
Coloro che mi seguono da diverso tempo, sono consapevoli delle opinioni che ho maturato in merito alla figura dell'erede di Achille, anch'esso macchina di guerra. Il personaggio di Neottolemo, nel grosso delle riscritture contemporanee, viene banalizzato se non relegato al ruolo di un antagonista marginale, di cui i trascorsi e le scelte celate dietro le azioni non vengono esplicitati. Tale tendenza non fa altro che far crollare la complessità di un personaggio, malgrado i suoi tratti negativi. Il mito greco, se ben analizzato, ci insegna che non è così facile suddividere il mondo in "ciò che è giusto" e "ciò che è sbagliato". In "Deidamia. Il regno dimenticato" quella componente sopracitata viene restituita alla figura di Pirro, il quale appare come personaggio dalle scelte subdole, talvolta maligne, ma il cui animo è costellato da una serie di ferite non visibili.
Raccontami una storia: Conclusioni
Il viaggio di Deidamia è circolare, la sua stessa storia segue la ciclicità della vita umana: vedere nascere degli esseri che prendono il loro cammino, mentre ella sembra perennemente statica, fossilizzata nel suo ruolo di madre, moglie, poi vedova, sorella e figlia. Il finale, invece, esorcizza questo schema. Abbandoniamo questa figura nel momento in cui trova una nuova dimensione in cui esistere.
Trama:
Una profezia precede la nascita di Deidamia, principessa di Sciro.
Deidamia non ha mai lasciato la sua isola nella quale si vive in tranquillità, lontano dalle storie di guerre e di dèi crudeli.
Tuttavia saranno proprio la festa in onore di Dioniso e la guerra di Troia a cambiarle la vita, nel bene e nel male.
Prima di essere la moglie di Achille, la figlia di re Licomede e la madre di Neottolemo, è solo Deidamia.
-Il piccolo Perseo
05/11/2025


Commenti
Posta un commento
Il rispetto per il prossimo deve sempre essere posto prima di ogni altra cosa! Lo dicevano i saggi, credo.