Recensione. "La verità di Medea" di Natalie Haynes.

Verso nuove terre.
Vi è una costante all’interno delle riscritture dell’autrice, inutile specificare che mi stia riferendo unicamente alle opere di narrativa, vale a dire la presenza di una voce che non vuole riproporre il mito nella sua forma canonica e in maniera pedissequa, ma come l’ha interpretata.
Bentrovati, carissimi e carissime abitanti del mare, o benvenuti e benvenute poveri sciagurati in questa nuova recensione. 
Protagonista dell’odierna disamina - rammento l’uso improprio, da me adottato, della parola già citata - è “La verità di Medea” di Natalie Haynes, edito da Sonzogno. Ancora prima di iniziare, esprimo tutta la mia gratitudine alla casa editrice per avermi fornito una copia cartacea del suddetto romanzo. Per me è un immenso onore poter collaborare con una realtà editoriale così attenta e impegnata nella diffusione della narrativa mitologica. 

Polifonia, fili rossi e contrasti.
Sicuramente va sottolineato l’approccio democratico che caratterizza la produzione della Haynes, la quale cerca di creare dei ponti tra la cultura classica e il lettore contemporaneo. Questi ponti, tuttavia, non pretendono di rispecchiare ciò che diamo per canonico. In più, sarebbe sbagliato non affermare che le sue riscritture siano anche rivolte a un pubblico ben definito: quello anglofono, il cui livello culturale, in questo settore, differisce. Ergo, solo se contestualizzato in questo modo una riscrittura può ottenere una propria dimensione.
Il titolo fa, ovviamente, riferimento alla figura principale, il fulcro, ovvero Medea. Ma come è deducibile sulla base degli altri romanzi, anche in questo il lettore si ritrova a dover fare i conti con più voci, più soggetti che molte volte sono stati rilegati ai margini della storia. Tuttavia vi segnalo che talvolta, nonostante l’intenzione dell’autrice, io ho ritenuto che tali digressioni o parentesi narrative potessero rallentare  il ritmo della narrazione, risultando, in alcuni casi, dispersive. 
Quindi ancor prima di forgiare un legame con la protagonista del racconto, il lettore seguirà il viaggio, saturo di peripezie, degli Argonauti, guidati da Giasone e intenzionati a recuperare il vello d’oro; sarà spettatore  degli scontri tra le divinità e seguirà i pensieri di figure femminili ignorate. 

Conclusioni.
Da lettore, avrei preferito che venisse data una dimensione anche al dopo, vale a dire a quegli eventi che si sono configurati dopo il figlicid1o. Mi sarebbe piaciuto vedere Medea, in modo attivo, nel contesto della corte di Egeo, re di Atene e padre del giovane eroe Teseo. Detto ciò, i punti di forza sono la penna e la carica corrosiva della Haynes, un binomio che rende il testo estremamente accessibile. Vanno segnalate anche le scaramucce tra le divinità, contraltari ironici rispetto alla materia trattata. Credo che non ci sia altro da aggiungere e che la parola spetti al vasto pubblico. Spero, dunque, che possiate esprimere i vostri pareri in merito. Dal canto mio, ho preferito il resto della produzione, e con questo abbraccio anche le opere di saggistica - “L’ira di Atena” e “Il vaso di Pandora” - che consiglio caldamente di recuperare!

Trama:
Quando gli Argonauti arrivano in Colchide alla ricerca del vello d’oro, Medea è una giovane sacerdotessa che non ha mai immaginato di lasciare la propria terra. Figlia dello spietato re Eete e nipote della maga Circe, conosce i segreti delle erbe e degli incantesimi, ma non sa cosa significhi innamorarsi. Almeno finché non incontra Giasone, il capitano che è partito per compiere un’impresa impossibile. E per riuscirci ha bisogno di lei, delle sue arti magiche, della sua intelligenza, della sua audacia. Tra i due nasce un legame così profondo da sconvolgere ogni cosa: Medea tradisce la propria famiglia e fugge con lui, convinta che i loro destini siano inestricabilmente intrecciati. Ma l’amore di Giasone non è saldo come sembrava: lontana da casa, straniera in terra greca, presto Medea scopre quanto possa essere fragile la parola degli eroi. E quando l’uomo per cui ha sacrificato tutto decide di voltarle le spalle, il mondo che ha costruito attorno a quell’amore comincia a sgretolarsi. Con il suo stile brillante e una profonda conoscenza dei classici, l’autrice ridona complessità a una figura che per secoli è stata ridotta a donna orgogliosa e spietata, simbolo di una passione che distrugge tutto ciò che tocca. In queste pagine, Natalie Haynes restituisce a Medea la possibilità di raccontarsi: non per assolverla, ma per ricordarci che i miti non parlano soltanto degli dèi e degli eroi. Parlano anche di chi paga il prezzo delle loro imprese.

- Il piccolo Perseo
30/06/2026

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