Recensione. "K-PAX" di Gene Brewer.
Benvenuti sulla terra.
Il mio primo pensiero dopo aver iniziato il romanzo è stato: palese, l'autore si è ispirato a "I viaggi di Gulliver" e a "Il piccolo principe", in mino misura. Per il primo ci avrei messo la mano sul fuoco. E infatti, nelle ultime pagine viene citato il romanzo di Swift e per me quella è stata una conferma schiacciante. Bentrovati, carissimi e carissime abitanti del mare, o benvenuti e benvenute poveri sciagurati in questa nuova recensione.
Protagonista dell’odierna disamina - rammento l’uso improprio, da me adottato, della parola già citata - è “K-PAX” di Gene Brewer, edito da Accento.
Ancor prima di iniziare ringrazio l'utente @saltafoxx per avermi caldamente consigliato questo romanzo. Pur avendo letto una trentina di testi dall'inizio dell'anno, K-PAX ha difeso con le unghie e con i denti la sua posizione di libro prediletto.
Parallelismi con Swift.
Il romanzo di Swift riuscì a colpirmi, nell'ormai trascorso dicembre 2025, per la caratterizzazione di Gulliver, protagonista indiscusso del racconto, viaggiatore che esplora mondi ignoti per favorire il progresso della sua nazione riportando le esperienze empiriche che ha avuto nel corso dei suoi viaggi. Eppure, lo stesso nome del protagonista parrebbe far riferimento alla parola gullible, ovvero credulone, vale a dire colui che prende per vero qualsiasi fatto gli venga rifilato. Tutto il romanzo è uno squisito gioco di prospettive. Gulliver, infatti, utilizza gli assiomi appresi nel viaggio precedente per leggere la cultura presso cui arriva. Ciò significa che alla fine del romanzo egli vedrà i suoi compatrioti come i cavalli vedono gli Yahoo. Bene, penso di essermi soffermato più del dovuto e credo anche che sia giunto il momento di rivelare gli elementi che mi hanno fatto pensare a dei parallelismi tra i testi.
Sia Gulliver che prot, quest'ultimo da riportare con la lettera minuscola, osservano i vari mondi da una sorta di prospettiva privilegiata, la quale permette a Swift di rovesciare il suo mondo, quindi di criticarlo, e a Brewer di fare la stessa cosa ma in un contesto a noi più vicino. In ambo i casi, tuttavia, il lettore è portato sia a credere a ciò che i due stanno dicendo, sia a pensare che siano entrambi due scoppiati, quindi due cantastorie.
Conclusioni
Leggere K-PAX significa approdare su un altro pianeta saturo di ironia e critica sociale. Gli incontri tra il paziente prot e il suo psichiatra cadenzano il racconto il quale è vincolato da una data, ovvero il giorno in cui prot farà ritorno presso la sua terra natia. L'eccentricità del protagonista, le storie degli altri pazienti e le considerazioni dell'uomo che, per sua fortuna o sfortuna, si è ritrovato alle prese con un presunto alieno, investono il romanzo di una componente emotiva non indifferente. Tant'è vero che il finale è riuscito a strapparmi qualche lungo sospiro. Ciò che più ho apprezzato sono state le interazioni che nascevano tra prot e gli altri pazienti, i quali si configurano come pretesti per esplorare altri mondi possibili. Insomma, non posso non consigliarvi questa chicca. E chissà, forse dovrei dedicare una recensione anche al romanzo di Jonathan Swift.
TRAMA:
Un nuovo paziente viene ricoverato all’Istituto psichiatrico di Manhattan. Dice di chiamarsi prot (rigorosamente con la minuscola) e di venire da K-PAX (rigorosamente tutto maiuscolo), un pianeta i cui abitanti vivono oltre mille anni, sanno viaggiare alla velocità della luce, seguono un’alimentazione vegetale e non hanno carceri né chiese. Non solo: prot sembra conoscere orbite misteriose, sa parlare con gli animali, riesce persino a curare altri pazienti della clinica. E sostiene che nel giro di poche settimane tornerà a casa sul suo pianeta. È davvero un alieno o un paziente psichiatrico dalla fantasia sproporzionata? Cosa accadrà quando il tempo che prot si è dato sulla Terra sarà finito? A quasi venticinque anni dalla prima pubblicazione, K-PAX torna finalmente in libreria in Italia. Un romanzo che unisce miracolosamente mondi lontani come la psichiatria e la fantascienza, che ha ispirato un film con Kevin Spacey e Jeff Bridges ed è stato tradotto in numerose lingue. Un piccolo cult letterario, capace di indagare con delicatezza i traumi del passato e i miracolosi legami che si riescono a instaurare anche tra le creature più diverse.
Un nuovo paziente viene ricoverato all’Istituto psichiatrico di Manhattan. Dice di chiamarsi prot (rigorosamente con la minuscola) e di venire da K-PAX (rigorosamente tutto maiuscolo), un pianeta i cui abitanti vivono oltre mille anni, sanno viaggiare alla velocità della luce, seguono un’alimentazione vegetale e non hanno carceri né chiese. Non solo: prot sembra conoscere orbite misteriose, sa parlare con gli animali, riesce persino a curare altri pazienti della clinica. E sostiene che nel giro di poche settimane tornerà a casa sul suo pianeta. È davvero un alieno o un paziente psichiatrico dalla fantasia sproporzionata? Cosa accadrà quando il tempo che prot si è dato sulla Terra sarà finito? A quasi venticinque anni dalla prima pubblicazione, K-PAX torna finalmente in libreria in Italia. Un romanzo che unisce miracolosamente mondi lontani come la psichiatria e la fantascienza, che ha ispirato un film con Kevin Spacey e Jeff Bridges ed è stato tradotto in numerose lingue. Un piccolo cult letterario, capace di indagare con delicatezza i traumi del passato e i miracolosi legami che si riescono a instaurare anche tra le creature più diverse.
- Il piccolo Perseo
14/06/2026


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Il rispetto per il prossimo deve sempre essere posto prima di ogni altra cosa! Lo dicevano i saggi, credo.