1. Come si dice dalle mie parti... Non cadere che sei giovane - Dedalo e Icaro.
Come si dice dalle mie parti… Non cadere che sei giovane.
Sei tornato a casa dopo na giornata tremenda passata a lavorare come un cane. L’unica tua prospettiva è il divano e del sano ed educativo trash. Ti spaparanzi, inizi a bivaccare come un fasc…inoso uomo in parlamento, birra in una mano, telecomando nell’altra, e accendi la tv. La giornalista, tra na cosa e l’altra, te dice che un ragazzo è deceduto in un tragico incidente. Caduto dal cielo, come se fosse su un aereo, e il corpo mica è stato trovato. Quindi, prima di passare alla prossima notizia, ti informa che il protagonista di tale vicenda, assieme all’anziano padre, stava cercando di scappare da un contesto non molto lieto. Allora te che fai? Il sensazionalismo galvanizza tutti, quindi mica te senti in colpa se inizi a cercare sul telefono altre informazioni, a mettere like a qualche commento, magari dove si dà la colpa al padre o si giudica come poco attento, insomma, come un coglion3, il ragazzo scomparso. Allora tu che sei un piccolo spettatore che assiste alle opere di Shakespeare, perché il sangue piace a tutti, inizi anche ad interagire con gli attori. A dire la tua.
Salve impavido viaggiatore! Come avrai intuito dall’antefatto oggi parleremo di uno dei racconti più celebri del mito greco, una di quelle storie che non ha solo ispirato le grandi menti della nostra storia ma persino uno come me che oggi te la racconterà. Armati di un po’ di pazienza, smetti di scrollare compulsivamente sui social distruggendo ciò che è rimasto della tua attenzione, e parti con me alla volta di questo breve viaggio.
Se dovessimo scrivere una cronaca culturale o un qualsivoglia articolo bisognerebbe partire dalle seguenti domande.
- Dove: Corte cretese del re Minosse;
- Chi: un padre e il proprio figlio;
- Quando: talmente tanto tempo fa che nessuno ne ha più memoria;
- Come: il ragazzo vola troppo vicino al Sole;
- Perché: eh, capirai. Sai quanti motivi ci sono. C’è chi parla di libertà, chi di hybris; alcune volte non se capisce niente.
Originario di Atene, il perfetto e mai crudele Dedalo è costretto ad abbandonare la sua terra natia a causa di un piccolo errore, un leggero atto di inciviltà come lasciare le bottiglie vuote di birra in giro per la città - mica ha ucc1so, o cercato di acc0ppare, suo nipote.
Quindi trova rifugio presso la corte cretese del re Minosse, sposo della regina Pasifae, discendente del dio Elio. Te la faccio breve, è possibile che Minosse avesse fatto incazzare qualche dio, probabilmente una divinità che sapeva scuotere le terre e le maree e che, per ovvie ragioni, tale dio aveva deciso di vendicarsi non solo sul re ma anche sulla sua famiglia. E te pareva.
Insomma, sappiamo che ce stava un toro, sappiamo che ce stava una regina, sappiamo come cicciano fuori i pargoli. Per far sì che l'unione avvenisse, la regina chiese a Dedalo di creare una vacca di legno. Va bene. Non aggiungerò altro. Nasce un poppante con membra umane ma con la testa di un toro. Non entrerò nel merito dei gusti s3ssuali della regina, anche se bisognerebbe aggiungere che secondo alcune versioni ella sia stata costretta da qualche impavida divinità, o dalla stessa che ha spedito via Amazon il toro ai cretesi, ad ardere d’amore per un toro. A priori lo sai che la cultura cretese aveva una certa fissazione con i tori? Facciamo che sta storia te la racconto un’altra volta.
Adesso mi tocca riportare un'informazione particolare: la colpa dei padri, nel mondo greco, cade sui figli. Una sorta di eredità che se avessimo oggi verrebbe comunque tassata. Sembra non essere importante, ma tienilo a mente, senti a me.
Questo nascituro dalle membra pelose viene chiamato Asterio o Asterione oppure, come tutti lo conosciamo, Minotauro: letteralmente toro di Minosse. Qui vi segnalo, aprendo una parentesi un pelino tediosa, che secondo alcuni studiosi “Minosse” non fosse un semplice nome, bensì un titolo regale a tutti gli effetti. Un po’ come il “Wanax/Anax” per i micenei, o il titolo "Faraone" per gli egizi.
Fatto sta che sto pargolo cresceva e bisognava trovargli una sistemazione. Gira e rigira, Minosse aveva a corte sia un perfetto artigiano, Dedalo, per l'appunto, sia un mostro che avrebbe potuto sfruttare come cassa di risonanza per celebrare il suo potere e far macchiare di nobil fattura le vesti dei greci.
E mentre il re faceva i suoi calcoli, il padre del nostro protagonista si stava dando da fare: non c'era nessuna regola che impedisse all'artigiano dagli istinti om1cid1 di procreare con qualche essere umano, lo specifico perché di questi tempi non si capisce niente.
Determinare la madre di Icaro non è così semplice. Per molti è figlio di una schiava del re, Naucrate; per altri il nome della madre e la sua annessa identità non sono dati rilevanti da fornire al pubblico. Poiché, come puoi ben dedurre, l’accento viene posto sul rapporto padre-figlio.
Dedalo diventa padre, Minosse rompe le palle agli ateniesi accusati di aver fatto fuori uno dei suoi figli, il Minotauro cresce e Arianna e Fedra non sono ancora consapevoli dell’esistenza di Teseo - e per fortuna, scappate che quello è na red flag con le gambe.
Nel nostro parlato, utilizziamo il nome di Dedalo sia come aggettivo per indicare qualcosa di ingegnoso che come sostantivo per riferirci a un labirinto o a un garbuglio di vie e passaggi. Ciò non è casuale, poiché Dedalo costruì... indovina cosa? Ebbene sì, l’ateniese diede vita a una sorta di arena sotterranea piena di vicoli ciechi e vie ingarbugliate in cui collocare il minotauro. E per tirare su questo amorevole dono divino, Minosse decise di nutrirlo con carne umana, di derivazione ateniese.
Eh, doveva pure vendicarsi in qualche modo. Adesso, le vicende relative alla saga di Teseo preferisco ridurle a un: arriva Teseo, viene aiutato da qualcuno, molti dicono Arianna, altri Dedalo stesso, d3b3lla il Minotauro, salva i connazionali e scappa da Creta.
Ed è qui che il mito prende una duplice strada, biforcandosi. Senza citarvi gli autori, se cercavate un lavoro simile avreste dovuto rivolgervi a figure autorevoli, parrebbe che Dedalo fosse già prigioniero del re, assieme alla sua famiglia, dopo aver costruito il labirinto. Altri lasciano intendere che Dedalo fosse stato rinchiuso con il figlio nel labirinto dopo la morte del terrore cretese come punizione per aver aiutato oeseT.
Fatto sta che i due devono fuggire. Se spremono le meningi, quasi esplode na vena. Pensa e ripensa, gira e rigira, a uno dei due viene l’idea di fuggire via cielo - via terra non se va che siamo su un’isola, e via mare manco lo stiamo a di’, a discapito di Zeus che non aveva previsto nulla di simile, sennò avrebbe brevettato una patente, inserito un bollo, fatto qualcosa per lucrarci sopra.
I due costruiscono delle fottute ali, sulla base degli uccelli, per planare approfittando del vento. Puoi chiamarli scemi? Eccome se puoi. Quando avrebbero brevettato una cosa simile? Quando l’avrebbero testato? Ceh non si so schiantati contro nulla.
Mi taccio.
Prima di scappare il canuto Dedalo parla al figlio e lo invita a non fare il “m1nghione”: non volare troppo vicino al mare che te mordono i pesci, non volare troppo vicino al sole che te spenna. Chiaro? Icaro che deve dire? Lo prende per il c4lo? Probabile. Il giovane, insomma, prende il volo assieme al padre il quale, pensa te, ricordava la via per raggiungere il continente. Non ci sono più gli artigiani di una volta.
Sappiamo per certo che nessun missile abbia colpito il ragazzo, tantomeno un uccello o qualsiasi altro corpo ambiguo. Icaro cade perché la cera, usata come collante per tenere ferme le piume sulla struttura delle ali, si scioglie. In più, parrebbe che Icaro abbia peccato di hybris.
Il seguente concetto non dovrebbe trovarti impreparato. Hai presente quelle lezioni su Dante che ti logoravano dentro? Ebbene, i docenti di lettere hanno un certo fetish per un canto dell’inferno molto specifico, ovvero quello in cui compare Ulisse (Odisseo per i greci). In questo contesto non possiamo soffermarci sul pensiero dell’autore in merito al personaggio omerico, ci basta però ricordare del ritratto che ci viene fatto: un uomo disposto a tutto per la conoscenza. Ulisse sbaglia nel superare i limiti dell’uomo e Icaro non osa fare lo stesso avvicinandosi al Sole?
Egli, come Odisseo, supera i confini delineati dagli dèi. Osa, non solo prendere il volo, ma avvicinarsi al corpo celeste, al carro del dio Elio - se me imbrogli Elio con Apollo, te magno vivo. Si potrebbe anche aggiungere altro.
Icaro è galvanizzato dalla libertà; potremmo leggerla in chiave moderna.
Icaro disobbedisce al volere paterno. Un giovane che non ascolta i consigli di chi ha più esperienza è un giovane perso. Forse era questo che ci volevano dire i Greci.
Il mito, ovviamente, non finisce qui. Dedalo è protagonista di altre vicende, ma il tempo a nostra disposizione sta per scadere.
Piccola nota autobiografica - chiamiamola così per comodità -.
A dicembre 2025, una piccola realtà editoriale ha pubblicato la mia raccolta di racconti, “Il canto di Eros”. Te, adesso, avresti pure tutta la ragione del mondo nell’affermare: “awe, ma che cazzo me ne frega a me”. Avresti ragione? Non ne dubito.
Però fammi finire.
Nella raccolta è presente una sezione dedicata agli amori “intuitivi”, ovvero quelli che trascendono la carne e la passione. Una coppia, dunque, è quella composta dai suaccennati padre e figlio.
Nel mio racconto, ho cucito sul personaggio di Icaro una nuova veste, ragazzo perennemente coperto dall’ombra paterna, "prediletta personalità della corte cretese”, eterno escluso, un forestiero, come il padre, nella terra in cui è nato. E le aspettative di chi lo ha conosciuto, a causa del proprio lignaggio, pendono come spade di Damocle sulla sua testa.
Il tema chiave è la libertà.
Icaro in uno spazio distante dagli uomini, e apparentemente privo di divinità, si è sentito alienato da chi lo giudicava o da chi l’aveva rilegato in un labirinto mortifero e angosciante. L’avvicinarsi al sole non è hybris, ma affermazione di essere finalmente vivi.
Ora, invece, potresti chiedermi: “scusa, hai scritto tutta sta cosa per smanettarla nel primo episodio di sta robaccia. Ma stai bene?”
No, non sto bene.
Sì, perché il lettore deve dare la propria interpretazione e io, adesso, vi ho dato la mia.
Carissimo lettore, siamo giunti al termine. Spero che questo primo “episodio” di questo nuovo e per nulla originale format ti sia piaciuto. Vuoi sentirmi raccontare altre storie? Vorresti sapere di più su Dedalo, Minosse, Teseo, Arianna, Fedra, Asterione e tanti altri? Fammelo sapere nei commenti. Adesso scendi dal mio peschereccio e lasciami prendere il mare.
- ZP/IPP
01/05/2026


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Il rispetto per il prossimo deve sempre essere posto prima di ogni altra cosa! Lo dicevano i saggi, credo.