Recensione. "Amarsi in una casa infestata" di Matteo Cardillo.
Bentrovati, carissimi e carissime abitanti del mare, o benvenuti e benvenute poveri sciagurati in questa nuova recensione. Protagonista dell’odierna disamina - rammento l’uso improprio, da me adottato, della parola già citata - è “Amarsi in una casa infestata” di Matteo Cardillo, edito da Mercurio.
Una casa sovraffollata
Il titolo dell'opera è esplicativo di ciò che andremo a leggere: giovani ragazzi, studenti universitari, che si ritrovano a vivere all'interno di una casa infestata. Nell'arco di due battute abbiamo scovato il concept del testo, un'idea che aveva del potenziale ma che non è stata abbastanza approfondita o esasperata. Dopo esser giunto alla metà del romanzo, mi sono chiesto se l'unione tra le dinamiche affettive dei protagonisti si sposasse con le vicende di stampo folkloristico e horror. Ebbene, il luogo che avrebbe dovuto ospitare ambo i generi si è rivelato sovraffollato di temi, episodi e parole che cozzavano tra di loro.
Narrativa Queer, Horror malinconico
I miei pensieri si sono risolti quando mi sono reso conto che, se l'autore avesse separato le due cose avrebbe potuto dar vita a due prodotti. Il primo, collocato all'interno del filone della narrativa queer, si sarebbe distinto per i temi trattati, per la spiccata verosimiglianza nelle vicende legate alla vita di una coppia omosessuale. Rispetto a dei testi come "Brutale" o "Di me non sai" - non apprezzo far paragoni tra altri titoli, eppure credo che in questo caso sia necessario per trasmettere il mio pensiero- , questo romanzo vincerebbe il confronto. Tuttavia la controparte horror non mi fin dagli albori convinto. Non sento che si sia giunti in profondità, malgrado vi sia una lunga tradizione da cui prender spunto per sviluppare un romanzo avvincente. Tutt'altro. Il tutto mi è sembrato scontato, quasi visto e rivisto.
Conclusioni
Non ritengo che sia un romanzo da bollare in maniera totalizzante. La penna dell'autore è magnetica, intensa e ricca di immagini. E una penna simile si sposa divinamente con una storia che affronta tematiche legate al mondo queer. Per le ragioni già indicate, quindi, mi limito a valutarlo come un testo sufficiente. Aggiungo che, se l'autore dovesse pubblicare un nuovo testo, sarò sicuramente interessato alla lettura, malgrado qualche ripensamento. Detto ciò, consiglio il romanzo d'esordio di Cardillo a tutti coloro che cercano una lettura diversa dal solito.
Trama:
Una casa a Bologna, quattro ragazzi, un’estate di fenomeni inspiegabili. La presenza cresce in silenzio e risponde a chi la abita.
In una casa infestata, affinché i fenomeni sinistri comincino a divenire eclatanti, è necessario darsi tempo. Accordare ciò che si sente coi movimenti del cuore, ciò che si intravede coi propri desideri. È l’inizio dell’estate quando il protagonista di questo romanzo, insieme a Gloria, Samira e Johann, si trasferisce nel condominio di viale XII Giugno, a Bologna. Con l’arrivo dei ragazzi qualcosa nella casa si sveglia e si scuote per mostrarsi: figure bianche che balenano improvvise nel buio, bicchieri che scivolano dalle credenze, capelli tirati nel sonno e, ovunque, un odore di fiori marci che dai mandarini del viale segue gli inquilini fin nelle loro stanze. Anche quando le mura dell’appartamento cominciano a sussurrare fatti di sangue e storie di anime murate nel buio, i ragazzi continuano a vivere, ballare, fare sesso, innamorarsi e tradirsi. Ma la casa esagera, è famelica, risponde agli impulsi vitali di chi la abita con un pericoloso gioco di ombre impossibile da ignorare. È il protagonista senza nome il catalizzatore di tutto: la casa lo ha riconosciuto, lo desidera, vuole che ne scopra i segreti, fino a scendere dove nessuno si è mai spinto, al cuore dei traumi di entrambi.-Il piccolo Perseo
06/04/2026


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Il rispetto per il prossimo deve sempre essere posto prima di ogni altra cosa! Lo dicevano i saggi, credo.