Recensione. "Il custode" di Niccolò Ammaniti.

Sudorazione e battito accelerato.

Il romanzo è stato presentato come il terzo membro di un duo composto dalle opere più celebri dell’autore: Io e Te e Io non ho paura. Pur avendo compreso le ragioni dietro al paragone, mi permetto di dire che il nuovo testo dell’autore, il quale ha saputo sconquassare il mio animo con la sola copertina, più che essere un fratello, parrebbe un cugino - specifico anche che il paragone mi è stato suggerito indirettamente da un lettore del romanzo che ha condiviso su Amazon, se non erro, il suo parere in merito.


Bentrovati, carissimi e carissime abitanti del mare, o benvenuti e benvenute poveri sciagurati in questa nuova recensione.

Protagonista dell’odierna disamina - rammento l’uso improprio, da me adottato, della parola già citata - è “Il custode” di Niccolò Ammaniti, edito da Einaudi. 


Serpi tra le piastrelle

Una costante che ho segnalato nelle scorse recensioni - rammento la presenza sui miei canali delle disamine dedicate non solo ai testi già citati ma anche a “Anna”, “Come dio comanda” e “Il momento è delicato” - è la presenza imperterrita e totalizzante di personaggi problematici. Che essi siano adulti o adolescenti oppure rappresentanti di ambo le categorie poco importa, ciò che ci basta sapere è che avremo a che fare con delle menti pericolose, disperate a tal punto da commettere i più atroci e scabrosi atti, così lontane dalla “norma” da spaventarci ed esercitare un certo ascendente allo stesso tempo. Oltre ai personaggi, tuttavia, non ho mai sottolineato l’importanza degli eventi, posti all’inizio della narrazione, capaci di scardinare la vita dei protagonisti. Come ci informa la sinossi, l’arrivo di Arianna, personaggio sensuale, disillusa e allo sbando, provocherà in Nilo dei moti interiori che lo condurranno alla scoperta di una verità mai cercata.


Cugino o fratello?

Riconosco la componente paradossale della mia affermazione, tuttavia ritengo che “Il custode” sia un libro visceralmente vincolato al suo tempo. Se fosse stato scritto diversi anni fa, probabilmente sarei stato più soddisfatto del risultato finale. Credo che la spinta di Ammaniti non sia più quella di prima, infatti non ho rintracciato la medesima carica che hanno caratterizzato “Io e te” e “Io non ho paura”. Tuttavia non ritengo che sia possibile collocarlo sotto gli altri testi suaccennati. 


Conclusioni

Come sempre, invito il singolo lettore ad affrontare il romanzo e a maturare le proprie considerazioni in merito. Ritengo che sia un buon prodotto, non il migliore, ma pur sempre valido e consigliabile. Ergo, vai nella tua libreria o nella tua biblioteca di fiducia e approcciati alla lettura. 

Trama:
 «Mamma mi aveva avvertito, scordati gli amici, scordati i viaggi, il mondo inizia e finisce a Triscina, noi abbiamo un compito, occuparci della cosa nel bagno». Niccolò Ammaniti scrive il suo romanzo d’amore più pauroso, scavando nei desideri nascosti di un adolescente, Nilo Vasciaveo, che con la sua famiglia custodisce un segreto antico e letale. In uno sperduto borgo della Sicilia, una striscia di case gettate alla rinfusa su una grande spiaggia, vive la famiglia Vasciaveo. Il tredicenne Nilo, la madre Agata e la zia Rosi. Ufficialmente si occupano di lavorare e rivendere marmo, ma è solo una copertura. I Vasciaveo sono da secoli, anzi da millenni, i custodi di qualcosa di indicibile. L’arrivo in paese di Arianna – giovane donna bella e alla deriva – e della figlia Saskia rompe gli equilibri che tengono in piedi le loro esistenze. Essere custodi della cosa nel bagno equivale anche a esserne prigionieri. Un sacrificio che Nilo, dopo aver conosciuto l’amore, non potrà più sopportare.

- Il piccolo Perseo
30/04/2026

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