Recensione. "Bordeaux" di Selene Alaska.
L'ultimo atto. "Kleopas si sforzava di trattenere ogni esternazione di dolore. La verità era che aveva già smesso di avvertirlo, il dolore. Non sentiva più le gambe, il torso era un’unica piaga bruciante e solo le braccia aperte e incatenate al soffitto lo mantenevano ancora in posizione eretta."
Con Bordeaux si ritorna per l'ultima volta nel vortice di morte e sangue inaugurato in Absinthe ed esteso in Champagne. Ambientato a Parigi, città d'arte, ricca e alquanto ambigua, l'ultimo romanzo segna la fine degli scontri e il raggiungimento di un nuovo equilibrio per tutti i protagonisti. Bentrovati, carissimi e carissime abitanti del mare, o benvenuti e benvenute, poveri sciagurati, in questa nuova "recensione". Protagonista dell’odierna disamina – ricordo l’uso improprio, da me adottato, della parola già citata – è Bordeaux di Selene Alaska. Ancora prima di iniziare, mi perdonerete l'allungamento della mia formula di cortesia: ringrazio le autrici non solo per avermi fornito una copia digitale del suddetto romanzo, ma anche per avermi dato fiducia come blogger nel recensire tutti i volumi della Absinthe Trilogy. Auguro a loro i miei più sentiti auguri per i prossimi progetti editoriali.
Sensuale e cupo. Nella realtà dei fatti credo che non ci sia bisogno di insistere molto. Ritroviamo gli stessi elementi posti alla base dell'intera trilogia. Più esasperati, certamente, quasi crudeli. Ritorna l'amore, un tema che avevo già sottolineato nel primo volume, che viene deformato dalla vendetta, dall'ossessione e dall'ira. In un contesto cupo e sensuale si consuma la passione di Julian e dell'ormai fu James (Antiochas, per intenderci), regalandoci una cornice perfettamente calzante con ciò che ci era stato promesso. Scandito da un ritmo più incalzante – componente che ho preferito rispetto ai precedenti episodi della serie – il racconto affonda nel dolore dei personaggi, tutti imperfetti, animati da ragioni non sempre condivisibili o comprensibili. Ricordo di aver parlato di contenuti "comunicanti", ovvero di quei personaggi, nomi, scenari o citazioni che avrebbero avuto nel corso della serie uno sviluppo maggiore. Ciò rivela il fatto che tutto fosse stato pensato, non dico nei minimi dettagli ma su larga scala, fin dall'esordio del progetto. E, per quanto possa sembrare un commento banale, ho tristemente constatato che molte trilogie nascono dopo il successo del primo volume.
Conclusioni. Un sentito consiglio che mi sento di dare a chiunque, prima di interfacciarsi a una qualsivoglia trilogia, è quello di attendere l'uscita di tutti i volumi. La mia fortuna è da ritrovare nel fatto che abbia iniziato a leggere Absinthe e Champagne qualche mese fa, dunque non ho sentito la necessità di riprendere in mano i due testi. Quindi, senza fare troppi giri di parole, ritengo che un valido consiglio di lettura sia proprio quello di leggerli uno dietro l'altro, oppure a una distanza di tempo ragionevole. Segnalo questo elemento perché Bordeaux non offre spaccati dettagliati su ciò che è già avvenuto.
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Il rispetto per il prossimo deve sempre essere posto prima di ogni altra cosa! Lo dicevano i saggi, credo.