Recensione. "Pantheon" di Stefano Zampieri.
2122.
"La geografia è una faccenda oscura e una presunzione. L’idea che tutto stia al suo posto, che ogni Nord abbia un Sud, che ogni Ovest indichi un Est e via dicendo."
Sono bastate poche parole per creare una premessa capace di galvanizzare il lettore: e se gli dèi, dopo aver assistito allo scempio dell'uomo si siano finalmente decisi a intervenire, sterminando l'umanità tutta? E se un pugno ristretto di umani venissero chiamati a essere alfieri della loro stessa stirpe, dimostrando, invece, di essere ancora degni di vivere sulla terra; la quale, oramai, parrebbe sul punto di collassare.
Bentrovati, carissimi e carissime abitanti del mare, o benvenuti e benvenute, poveri sciagurati in questa nuova "recensione". Protagonista dell’odierna disamina - ricordo l’uso improprio, da me adottato, della parola già citata - è “Pantheon” di Stefano Zampieri.
Ancora prima di iniziare, esprimo tutta la mia gratitudine alla casa editrice per avermi permesso di leggere una copia digitale del suddetto romanzo. Per me è stato un immenso onore poter collaborare con una realtà editoriale così attenta alle nuove, o meno note, voci.
Il pozzo.
Il custode del pozzo, dopo aver assistito a una sorta di miracolo tutto pagano, vale a dire l'emersione dal pozzo di Prometeo, nota figura del mito greco che ha ispirato diverse riscritture e interpretazioni, si ritrova a dover convocare altre quattro persone. Seppure siano uomini e donne diversi, che si muovono in luoghi lontani tra loro, sono tutti legati dal medesimo filo rosso: una vita insoddisfatta vissuta su un palcoscenico brutale e mortifero.
Il breve romanzo è delineato come una cronaca, quindi come una nuda esposizione dei fatti che si concentra prevalentemente sugli eventi esterni piuttosto che sull'interiorità dei personaggi. Seguiamo, dunque, non solo tutto ciò che è relativo alla scoperta da parte del custode del nuovo arrivato, Prometeo, ma anche tutto ciò che si è verificato prima dell'arrivo del titano: il concilio degli dèi, le ragioni che hanno spinto Zeus a prendere una decisione così drastica, l'intervento degli Olimpi e l'arrivo delle altre "famiglie". Sull'esito dell'impresa non posso esprimermi, poiché rivelerei troppo e andrei contro miei stessi principi, tuttavia sono obbligato ad affermare di aver apprezzato la chiusa del testo, in quanto si configura come una fine coerente con tutto ciò che la cronaca ha riportato.
Ogni cent'anni.
Ritengo che adesso sia giunto il momento di sviscerare il contenuto, restando, più o meno, in superficie. Sicuramente va sottolineata la componente democratica del testo, la quale non pretende di escludere dei lettori. Anzi, anche i neofiti possono approcciarsi serenamente alla lettura. Tuttavia, un ritratto quasi grossolano finisce per dar vita a esiti distanti dalla realtà ma più vicini al sentito comune. Ho trovato la caratterizzazione di Atena e Ares, i due "messaggeri" di Zeus presso le altre famiglie, estremamente distante dal canone. Avrei preferito che la prima fosse più impetuosa, fredda e tagliente. Il secondo, invece, mi è sembrato troppo riflessivo, malgrado Ares sia noto per il suo temperamento. Sulle altre divinità eviterò di prolungarmi. Stiamo pur sempre parlando di un libro che reinterpreta e utilizza figure di pubblico dominio per veicolare uno specifico messaggio.
L'uomo compie il male, per sua natura, tant'è, che diventa una cosa persino banale. Il romanzo, quindi, cerca di dimostrare che, malgrado l'inclinazione degli esseri umani, questi ultimi siano in grado di compiere buone azioni, volte anche a tutelare la collettività. Ciononostante, la casa stessa degli uomini, la terra, come prima ho accennato, è diventata un baluardo proprio della cattiveria e degli interessi dei pochi. Quindi, a meno che non si verifichi un cambiamento monopolizzante nelle vite degli esseri umani, la situazione non possiede margine di miglioramento.
Conclusioni.
Ritengo che sia un lavoro molto valido, figlio di una penna singolare. Rispetto la scelta dell'autore di racchiudere in poche pagine tutto il contenuto del testo, tuttavia avrei preferito avere quegli affondi sulla psicologia dei personaggi e che gli eventi stessi venissero diluiti. Riprendo, infine, l'aggettivo che ho precedentemente utilizzato. Democratico non solo per i riferimenti culturali, ma anche per ciò che viene proposto e che risulta ben comprensibile da chiunque.
Detto ciò, concludo invitandovi alla lettura del testo per maturare, ovviamente, le vostre considerazioni in merito. Come sempre, attendo i vostri pareri. Alla prossima recensione.
Trama:
2122. L'umanità ha portato la Terra sull'orlo del collasso. Prima che la creazione venga definitivamente distrutta, Zeus convoca tutte le famiglie degli Dèi, da Amon-Ra a Marduk, da Shiva a Quetzalcoatl, deciso a sterminare per sempre il genere umano. Dal pozzo sacro di Giacobbe, a Nablus, emerge Prometeo con una missione disperata: trovare cinque esseri umani degni di rappresentare il popolo davanti al tribunale divino. Pantheon è una cronaca epica che intreccia mitologie di ogni cultura, interrogandosi sul futuro, sulla responsabilità verso il nostro pianeta e sulla possibilità di un'umanità finalmente consapevole della propria fallibilità.
24/07/2026
- Il piccolo Perseo

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Il rispetto per il prossimo deve sempre essere posto prima di ogni altra cosa! Lo dicevano i saggi, credo.