Recensione. "Perdutamente" di Ida Amlesù.
Bentrovati, carissimi e carissime abitanti del mare, o benvenuti e benvenute poveri sciagurati in questa nuova recensione.
Protagonista dell’odierna disamina - rammento l’uso improprio, da me adottato, della parola già citata - è “Perdutamente” di Ida Amlesù, edito da Nottetempo
Pensa te che fortuna
Nel corso della mia esperienza come bookblogger ho avuto il piacere, se non l'onore, di conoscere figure inerenti al mondo verso cui mi sto approcciando. Tra la sfilza di autori e autrici spicca il nome di Ida Amlesù (a seguire una linguaccia), abile scrittrice e persona squisita. Riporto i seguenti dati non per essere pedante o per vantare un qualsiasi rapporto amicale con l'autrice, bensì per sottolineare una componente importantissima del romanzo. Se tutte le opere a seguire racchiudono una parte della Amlesù, in questo testo ritroviamo un ritratto più intimo e complesso, un punto fermo nel tempo che ci offre uno spaccato, pur sempre romanzato, sui primi anni di vita dell'autrice. Tale raffigurazione non si colloca ai margini della nostra esistenza poiché, mai dire mai nella vita, siamo stati un po' tutti Ida Amlesù, giovani scompigliati e fagocitati da un tempo inarrestabile, che scivola via dalle mani, giovani innamorati non sempre delle persone giuste, o "consistenti", per noi. Dunque… pensa te che fortuna aver conosciuto l'autrice e aver empatizzato con la sua controparte letteraria.
Perduta stante
Il confine tra realtà e finzione, o per meglio dire immaginazione, non è netto. Gli elementi si sfumano senza essere inzaccherati da una polarizzazione. In assenza di tale dicotomia si fa spazio un collante, l'amore. Descritto è quel sentimento che nasce quando si è giovani e che non è detto che se ne andrà via come il tempo. Per amore si intende quella sensazione che proviamo verso qualcosa o qualcuno che non esiste o che non abbiamo, e lo amiamo proprio per questo. Per essere schietto, e accessibile, mi basterebbe affermare che l'amore si configura come patimento nei confronti di ciò che è assente.
Conclusioni
Paradosso. Nulla è reale. Eppure ci si potrebbe chiedere che cosa sia, invece, reale o concreto. Il gioco appena descritto è un tema fondamentale che percorre la produzione letteraria tutta dell'autrice. Poi vi sono le costanti. Penna ironica, talvolta tagliente, pagine brevi e impetuose, personaggi che potrebbero assalirti se dovessi mai abbassare la guardia, ché non si sa mai ci possiamo ritrovare con qualche dente in meno.
Trama:
Una donna di cui non viene mai detto il nome racconta la propria giovanissima vita: l’infanzia bizzarra nella casa dei genitori con un padre fatto d’aria e una madre sempre in pantofole, le conversazioni con gli oggetti, la passione per il misterioso musicista Volodja, il tentato e tragicomico s4icid1o, l’improvvisa partenza per la Russia alla ricerca dell’amore, la disillusione, l’incontro con il Diavolo a Pietroburgo e in ultimo la fuga a Saratov. Compagni di un viaggio che porta a un’approssimativa e molto umana conoscenza di sé, alcuni personaggi inconsueti ma familiari: il fantasma di Marx, san Catello, il gatto parlante Varenucha, un dio a forma di uovo e un diavolo danzante. Un esordio comico e tragico, miscellaneo come la sua giovane autrice che ha cominciato inventandosi una biografia pericolosamente somigliante alla sua vita.
12/01/2026


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Il rispetto per il prossimo deve sempre essere posto prima di ogni altra cosa! Lo dicevano i saggi, credo.