Recensione. "Le transizioni" di Pajtim Statovci.
Sarò sincero, non so quali parole usare per recensire questo titolo. Ogni cosa che scrivo, poi la cancello. Sembra che tutto sia sbagliato e poco oggettivo. "Le transizioni" è un libro profondamente crudele, complesso e per nulla dolce. Il protagonista, Bujar, cosciente della situazione poco agiata in cui si trova la sua patria e ferito dal dolore della madre, abbandona la casa in cui è cresciuto, tentando un viaggio disperato con il suo migliore amico.
Entrambi sono in cerca di un futuro migliore, poiché ritengono di essere speciali e meritevoli di raggiungere il successo. Non riuscirai a staccare gli occhi dalle pagine e in breve tempo ti ritroverai ad aver terminato questa lettura. La penna dell'autore è arida, talvolta spietata; tuttavia non risulta mai sgradita o artificiosa. L'unica
"pecca" è il fatto che sia poco caustica. Infatti, non ho raggiunto la commozione.
La storia narrata è paragonabile a un grandissimo cerchio, ed esplorerai pagina dopo pagina le svariate vite di una singola anima, giungendo, infine, all'inizio di tutto. Bujar riflette sulle proprie origini, sulla storia della sua nazione (caratterizzata da guerre e sangue), sul dolore e l'incredulità che la morte provoca. Ciò che mi ha colpito di quest'opera è la concezione che il protagonista ha di sé e di tutto ciò che lo circonda. A tratti vuole riavvolgere con la mente il nastro della sua vita, altre volte, cancellarlo.
Insomma, consiglio questa lettura a tutti coloro che sono in cerca di una storia vivida e forte, caratterizzata da un protagonista errante e mutevole come l'acqua.
Trama:
Un ragazzo che sa diventare una donna: si chiama Bujar, e può essere una giovane di Sarajevo corteggiata da uomini di ogni età oppure un affascinante spagnolo che fa innamorare ragazze alle quali non riesce a concedersi. Bujar inventa continuamente se stesso e la propria storia, come un impostore che si appropria dei frammenti che carpisce agli altri, del passato delle persone che ha amato, dei loro nomi, perché può scegliere chi vuole essere, il paese da cui proviene, i dettagli della propria esistenza, semplicemente mentre si racconta a un amico o a una sconosciuta, nel resoconto di una vita trascorsa in viaggio e in fuga, dall'Albania all'America, passando per Roma, Madrid, Berlino, Helsinki. Perché, come dice lui stesso, «nessuno è tenuto a rimanere la persona che è nata, possiamo ricomporci come un nuovo puzzle». A partire dall'adolescenza poverissima a Tirana, «la discarica d'Europa, il fanalino di coda dell'Europa, la prigione a cielo aperto più grande d'Europa», Bujar narra la sua storia in prima persona. I genitori, la sorella, l'amicizia con Agim, coetaneo e vicino di casa, rifiutato dalla famiglia per il suo orientamento sessuale. Entrambi fuori luogo in un paese devastato, sempre più dipendenti l'uno dall'altro, decidono di lanciarsi verso un futuro che gli appartenga. Vivono per le strade di Tirana, poi sulla costa, fino al viaggio da clandestini in Italia attraverso l'Adriatico. Dall'isolamento e l'umiliazione, dalla vergogna della solitudine, prende forma man mano un diverso Bujar, una creatura nuova che non ha più origine e nazionalità, e che è pronta a sfidare e ad abitare il mondo intero.
- Il piccolo Perseo
18/07/2024



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Il rispetto per il prossimo deve sempre essere posto prima di ogni altra cosa! Lo dicevano i saggi, credo.