Recensione. "Mestra" di Madeline Miller.
"L'uomo disse di essere un mercante. Aveva saputo della sventura di mio padre e si era offerto di prendermi con sé, togliendogli il mio peso dalle spalle, a condizione che io facessi tutto ciò che mi veniva ordinato."
Volare libera.
Gli dèi elargiscono deliziosi doni e intricate sofferenze. Questo la principessa Mestra lo sa molto bene, poiché la sua stessa pelle ne ha fatto esperienza.
Bentrovati, carissimi e carissime abitanti del mare, o benvenuti e benvenute poveri sciagurati in questa nuova recensione.
Protagonista dell’odierna disamina - rammento l’uso improprio, da me adottato, della parola già citata - è “Mestra” di Madeline Miller, edito da Sonzogno.
Ancora prima di iniziare, esprimo tutta la mia gratitudine alla casa editrice per avermi fornito una copia cartacea del suddetto racconto. Per me è un immenso onore poter continuare a collaborare con una realtà editoriale così attenta e impegnata nella diffusione della narrativa mitologica. Ancor prima di iniziare, vi informo che non sarò particolarmente oggettivo. Ho apprezzato il contenuto e il come è stato proposto. Le illustrazioni di Ambra Garlaschelli sono mozzafiato, non solo impreziosiscono il racconto ma catalizzano l’attenzione del lettore, e nonostante sia una lettura che possa essere avviata e conclusa nella medesima giornata, molto del tuo tempo andrà speso proprio per ammirare il bellissimo lavoro che è stato effettuato.
Ritorna il mito.
Tornare a leggere, dopo qualche anno, una riscrittura elaborata dalla Miller può essere una conferma o un punto di svolta per molti lettori che hanno valutato positivamente i suoi romanzi, quali “La canzone di Achille” e “Circe”. E nonostante in molti attendessero un nuovo retelling dell’autrice, Mestra si configura come un ottimo riempitivo. In un primo momento, non ne faccio mistero, avevo alimentato il dubbio che questo racconto fosse stato scritto per far sapere al suo pubblico di essere ancora operativa. Purtroppo, chi naviga nel mondo dell’editoria, è ben consapevole di alcune questioni non molto allegre - evito di addentrarmi nel discorso. Dunque ho pensato che ci saremmo ritrovati dinanzi a un secondo “Galatea”, racconto scritto dalla Miller dopo il suo primo romanzo ma pubblicato in cartaceo in seguito, quando “Circe” affollava già le nostre librerie. Ed è proprio da “Galatea” che voglio partire. Ci sono dei parallelismi che non possiamo ignorare. Sono due storie narrate in un luogo e in un momento non del tutto chiaro, anche se con Mestra abbiamo ottenuto qualche coordinata in più, con due protagoniste coinvolte in un legame caustico e svilente. Entrambi i racconti, ovviamente, utilizzano il mito per tramandare un messaggio. In ambo i casi si parla di qualcosa di molto vicino a noi.
Colei che cambia forma.
Mestra è una principessa, e questo potrebbe bastare per configurare un archetipo ben preciso. Eppure, dietro al titolo regale, c’è una figlia che richiede l’affetto del padre, ed è disposta a tutto pur di riceverlo. Il re della nostra storia, invece, è caduto in decadenza. Su di lui pende la maledizione di una dea che ha offeso con la sua tracotanza, la quale gli provoca una fame perpetua che non riesce mai a dissipare, tant’è vero che lo stesso cibo che divora pare scomparire una volta masticato. Sarà a causa della sua stessa fame che venderà la sua unica figlia a un mercante. Da qui prende piede la nostra storia. Mestra scoprirà di possedere un dono, che le permette di assumere le sembianze di un uomo o di un animale che ha visto con i propri occhi. Questa facoltà, tuttavia, ha dei limiti. Non può mutare le sembianze degli esseri che ha incontrato. Vale a dire che non può invecchiare o ringiovanire il riflesso di una sua conoscente o cambiare alcuni aspetti specifici del loro corpo. La storia, dunque, esplora il modo in cui Mestra adopera il suo potere per aiutare il re. Prima si trasforma in un oggetto del desiderio, poi, dopo esser stata venduta per sfamare Erisittone, cambia pelle per fuggire dal suo nuovo padrone. Così come la statua animata dalla dea dell'amore, la principessa di Tessaglia inizia a bramare la libertà e per essa è disposta a infrangere tutte le catene che la annichiliscono a pura serva dell'orgoglioso padre. La coglie giorno dopo giorno, metamorfosi dopo metamorfosi, richiesta dopo richiesta, meravigliandosi dei privilegi dell'uomo e della forza delle membra animali.
Conclusioni.
Una riscrittura metaforica semplice da intendere e da affrontare. Lo stile della Miller si spoglia di quelle note aspre che hanno caratterizzato lo scorso racconto, prediligendo una penna più equilibrata. Ma ciò non dovrebbe trarvi in inganno, si continua a parlare di un legame distruttivo che, questa volta, coinvolge un padre e sua figlia.
Una riscrittura metaforica semplice da intendere e da affrontare. Lo stile della Miller si spoglia di quelle note aspre che hanno caratterizzato lo scorso racconto, prediligendo una penna più equilibrata. Ma ciò non dovrebbe trarvi in inganno, si continua a parlare di un legame distruttivo che, questa volta, coinvolge un padre e sua figlia.
Come ho già avuto modo di far intendere, ho apprezzato questa sua nuova opera, forse mi mancava leggere qualcosa di suo un pelino più articolato. Spero vivamente che Mestra non sia altro che una sorta di primo sguardo a ciò che ci troveremo a stringere tra le mani tra qualche anno, si spera, senza metter fretta, se ne conviene.
Ora non mi resta che lasciare a voi la parola e chiedervi cosa ne pensate, se lo leggerete e se avete già apprezzato gli altri titoli dell'autrice.
Ci vediamo con la prossima recensione. Con affetto, il vostro Perseo!
Trama:
Mestra, figlia del re di Tessaglia, assiste impotente al declino del padre, colpito da una fame insaziabile che divora ogni ricchezza, ogni affetto, ogni traccia di umanità. E quando ormai non resta più nulla, Erisittone arriva a vendere anche Mestra. Ma lei non è una ragazza come le altre. Dopo la violenza subita da Poseidone, scopre di possedere un dono straordinario: può assumere qualunque forma desideri – uomo o donna, cavallo o falco, levriero o mucca. E in ogni nuovo corpo trova per un istante una via di fuga, una diversa possibilità di esistere. Il padre, però, piega questo potere al proprio bisogno: la cede come sposa, come serva, come bestia da stalla; ogni volta Mestra cambia sembianze, scappa e torna da lui, nella speranza che il suo sacrificio possa spezzare la maledizione. Così, quello che era nato come un dono diventa una prigione, una feroce spirale di sfruttamento e dolore che rischia di annientarla. Finché la ragazza non comprende che la cosa più difficile non è trasformarsi, ma smettere di annullarsi pur di salvare chi ama.
Con l’inconfondibile sensibilità che l’ha resa una delle voci più amate del retelling mitologico, Madeline Miller riporta alla luce un mito dimenticato e lo trasforma, insieme alle suggestive illustrazioni di Ambra Garlaschelli, in una storia inquietante e potentissima sul corpo, sulla libertà e sul coraggio di appartenere a se stessi.
-Il Piccolo Perseo
05/10/2026
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Il rispetto per il prossimo deve sempre essere posto prima di ogni altra cosa! Lo dicevano i saggi, credo.