Recensione. "La libreria dei gatti neri" di Piergiorgio Pulixi.
“Se in quel salone fosse passato un tornado avrebbe fatto meno danni. Questo pensava a Lucia Castangia osservando il campo di battaglia in cui si era trasformato l’appartamento.”
Les Chats Noirs
Una libreria di gialli in centro a Cagliari, aperta da un ex maestro di matematica, Marzio Montecristo, scorbutico con i grandi ma un vero amore con i piccoli, occupata abusivamente da due gatti. Non è il risultato di un sogno febbrile, ma un’immagine chiara che ci introduce alla lettura di questo romanzo.
Bentrovati, carissimi e carissime abitanti del mare, o benvenuti e benvenute, poveri sciagurati, in questa nuova “recensione”. Protagonista dell’odierna disamina - ricordo l’uso improprio, da me adottato, della parola già citata - è “La libreria dei gatti neri” di Piergiorgio Pulixi.
Ancora prima di iniziare, esprimo tutta la mia gratitudine all’utente @saltafox per avermi regalato non solo la copia fisica del suddetto testo, ma anche del suo seguito. Senza i suoi doni, non credo che mi sarei mai approcciato ad ambo le letture.
Gli investigatori del martedì.
Il modus operandi del criminale è a dir poco truculento: stordisce le vittime, le lega e attende il loro risveglio. Quando apriranno gli occhi, si ritroveranno con i piedi e le mani legate, un vento gelido che accappona la pelle e una pistola puntata contro. Il generoso omicida offre sessanta secondi, scanditi proprio da una clessidra che lascia sulla scena del crimine, alla vittima, in cui quest’ultima dovrà scegliere quale dei suoi cari dovrà morire. È proprio così che prende piede il romanzo. Con un brutale assassino che sembrerebbe non aver movente. La stessa considerazione verrà fatta anche per le altre vittime: persone senza nemici o peccati che vengono brutalmente colpite dalla violenza del killer incappucciato. A causa dei vari punti ciechi, la sovrintendente Angela Dimase, affiancata dal suo collega, chiede al proprietario della libreria, amico di vecchia data, di proporre il caso a "gli investigatori del martedì”. Dunque, questo modesto gruppo di lettura, composto dai pochi assidui frequentatori della libreria di Marzio, viene coinvolto nelle indagini relative a un presunto serial killer noto come “l’assassino delle clessidre”.
Una bottiglia di vino e due torte.
Malgrado avessi lamentato svariate volte, nelle mie recensioni, il malcontento per i componenti tipici del genere “cozy”, Pulixi è riuscito nell’impresa di folgorarmi dopo le prime pagine. Attualmente mi trovo in seria difficoltà nel cercare di scovare dei presunti punti deboli o degli elementi che non ho gradito. Ha un bel ritmo, estremamente incalzante, vanta una penna forbita e leggermente caustica e sfoggia dei personaggi ravvisabili, nonostante il margine d’azione dell’autore sia ridotto all’osso, poiché il tutto viene racchiuso in appena duecento pagine - contando anche la componente puramente materiale del testo.
Conclusioni.
La storia occultata dietro gli omicidi, che in questa sede eviterò di approfondire, non può non soddisfare il lettore. La matrice di cotanta violenza è plausibile, quasi comprensibile ma non giustificabile. Nessun lettore arriva a chiedersi, nonostante tutto, se sia nelle condizioni di poter condannare il killer, perché ha oggettivamente commesso dei crimini. E la risoluzione della vicenda si configura come un’ottima ricompensa da fornire al fruitore dopo essersi immerso nel romanzo. Gli altri colpi di scena, invece, funzionano. Ad esempio, ho apprezzato l’esito della sottotrama romantica, la quale non si è conclusa nei modi più banali - che Pulixi sia lodato. Ciò che mi ha fatto storcere un po’ il naso, ma non a tal punto da riconsiderare tutto il romanzo, è stato il finale. Mi è sembrato quasi dispensabile.
- Il piccolo Perseo
02/09/2026
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Il rispetto per il prossimo deve sempre essere posto prima di ogni altra cosa! Lo dicevano i saggi, credo.